Per celebrare l’inizio dell’estate abbiamo percorso un anello in territorio Zoldano (ma partendo in Cadore) che passa per la Cascata del Ru de Assola. A Malga Ciauta siamo stati testimoni di un’avventura a lieto fine!

Malga, cascata e…due asinelle sperdute!
Come arrivare: Arrivati alla grande rotonda di Borca di Cadore, scendere a sinistra fino alla Chiesa dei SS. Simone e Taddeo. Noi abbiamo parcheggiato presso il cimitero, poco oltre. Google Maps
Dislivello: 640 m.
Altitudine massima: Malga Ciauta 1552 m.
Tempo di percorrenza: 4 h.
Lunghezza: 10.0 km.
Difficoltà: E.
Punti d’appoggio: Malga Ciauta, aperta d’estate.
Note: Nella parte iniziale del percorso si può deviare per osservare la spettacolare Cascata del Ru de Assola.
Periodo consigliato: Il periodo estivo, che coincide con l’apertura della malga.

Le prime indicazioni per la cascata si trovano già presso la menzionata chiesa.
Dal parcheggio del cimitero scendiamo brevemente al ponte Cancia, oltrepassando il torrente Boite.

Qui ci accoglie un’utilissima tabella:

Il nostro anello si svolgerà in senso orario, quindi salita per il 476 e discesa per il 475.

Le nuove indicazioni in loco riportano però una doppia possibilità; noi scegliamo di salire per il 476, a destra, in quanto non siamo sicuri che, salendo a sinistra, dove comunque ci sono dei cartelli simili a quello qui sopra, sia possibile attraversare il Ru de Assola all’altezza della cascata e riprendere il 476.
La prima parte è una strada asfaltata ma chiusa al traffico, che sale con pendenza costante fino al bivio della cascata:

Il sentiero stacca dalla strada e strappa per un breve tratto, dove apprendiamo da un chiaro cartello che non servirà tornare indietro per riprendere il 476, ma si resterà in quota.

Un opportuno parapetto in legno ci accompagna allo spettacolo della cascata del Ru de Assola.

Scopriamo così che il ponticello esiste, anche se non dà totale fiducia, ridotto com’è ai minimi termini. Quindi sarebbe stato possibile salire anche per l’altro sentiero, non numerato, e poi attraversare il torrente.




Le foto si sprecano!
Ritorniamo sull’asfalto tramite un sentierino e saliamo fino a dove si entra nel bosco; i cartelli e i segnavia sono abbondanti lungo tutto il percorso.

Assieme a Malga Ciauta viene costantemente indicato anche il Rifugio Venezia, meta di una nostra escursione di un paio di anni prima.
Passiamo per l’amena località di Pagagnola e poco più avanti sbuchiamo all’aperto nei pressi di una baita con tanto di gazebo e scorcio sul Pelmo, dove si apre il primo spettacolare panorama sull’Antelao.


Un centinaio di metri oltre, il 476 sfocia nel 475.

Saliamo a sinistra e in pochi minuti arriviamo in vista di Malga Ciauta.

Un cartello a terra ci ricorda come sia necessario rispettare il lavoro dei gestori delle malghe, e non soltanto tenendo i cani al guinzaglio, ma anche, aggiungiamo noi, chiudendo cancelli e recinzioni dopo il proprio passaggio.

Ci accolgono mucche e soprattutto un simpatico quartetto di asine, guidato da Belèn.





Video a volontà!
La malga è aperta ma la Signora Silvia (nuova gestione) ci spiega che sarà operativa soltanto la prossima settimana. Il panorama è unico: da sinistra a destra si osservano la Croda Rossa d’Ampezzo, il Sorapiss, le Marmarole, l’Antelao, gli Spalto di Toro e in parte il Bosconero, dove siamo stati la settimana precedente. La giornata, finalmente, è ideale dal punto di vista meteorologico.


Taila e Lulù, le due guardiane della malga, ci fanno le feste.


Iniziamo la discesa, ed è allora che apprendiamo che due delle asine sono scappate dal recinto, non si capisce bene se per conto proprio oppure per una qualche negligenza. Un escursionista aveva assistito alla scena e lo aveva riferito ai gestori. Così facciamo compagnia alla padrona di casa e scendiamo con lei alla ricerca delle due asine. Una di esse è proprio Belèn.

Purtroppo nessun risultato. La Signora Silvia ci lascia il suo numero di cellulare e prosegue la ricerca in altre direzioni. La mattina dopo apprenderemo che le due asine sono state ritrovate a Borca, mentre brucavano tranquillamente presso la baita di un privato, sane e salve. Lieto fine!
Il 475 scende a volte ripido fino all’abitato di Villanova. Chiudiamo l’anello lungo la strada di collegamento.

Commento finale: Buona parte del percorso si svolge nel bosco, ma i due punti di interesse sono talmente spettacolari da compensare pienamente i tratti al coperto. La cascata è estremamente suggestiva e Malga Ciauta sorge in un punto straordinariamente panoramico.
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